UNA SERATA AL LUNA PARK

Lido delle Nazioni - PapĂ  e bimbo al Luna Park




LIDO DELLE NAZIONI – Papà e figlio al Luna Park


Se siete una famigliola in vacanza al mare al Lido delle Nazioni, potrebbe capitare che una sera il vostro bimbo cinquenne vi chieda di accompagnarlo al Luna Park del Lungomare. La richiesta, più che legittima e usuale, può venire accolta in modo diverso da mamma e papà: lei resterà rilassata e tranquilla riflettendo su quale risposta dare, lui invece con il corpo in tensione e la mente in fibrillazione, cercherà di nascondere l’entusiasmo crescente all’idea di trascorrere una serata tra le giostre. Il papà, si sa, come tutti i papà, ha sempre nel proprio intimo un bambino che non cresce mai, tuttavia lei, sottovalutando questo importante particolare, asseconda a volte la richiesta di babbo e figlio di andare da soli al Luna Park, anche per restare un po’ in relax per una sera.

Bene, ora i due sono pronti per partire. Il piccolo si accomoda sul seggiolino posteriore della bici e il padre parte a velocità non proprio moderata verso la meta agognata sorpassando risciò, moto Guzzi, “Topolino cabrio” e la Ferrari del solito spaccone che si pavoneggia sul lungomare.
Ecco, la destinazione è raggiunta, e, dopo esser scesi dalla bici, il papà lega il suo mezzo a pedali al lampione della luce con 15 giri di catena e poi entrano entrambi al Parco divertimenti. La prima giostra che incontrano sono i “seggiolini volanti” volgarmente detta “calcinculo” e mai nome fu più appropriato. Il piccolo prende subito posto su un seggiolino mentre dietro di lui si accomoda un altro cinquenne di 80 chili che ha l’intenzione di spingerlo alla conquista della coda della scimmia. La spinta è da manuale, e il nostro piccolo eroe comincia a fare giri in verticale a 360 gradi senza però riuscire, nonostante la performance, ad acciuffare la coda per avere un giro gratis. La delusione del papà è forte però ha deciso che ci proveranno con altre giostrine.

Gira e rigira, vede più avanti degli altri papà single coi loro bimbi e scatta subito la smania di competizione e la voglia di far vedere che suo figlio è coraggioso e non ha paura di nulla. Detto fatto. Lo spinge su un vagoncino delle montagne russe per dimostrare che è vero. Cominciano le salite, seguite da discese orrende che neanche Willy
il coyote precipitando dalla rupe del Gran Canyon aveva mai fatto. Finchè nell’ultima discesa, non a caso chiamata “discesa del diavolo”, il piccolo parte a razzo tra l’ammirazione e l’invidia degli altri papà rimasti a guardare, per atterrare 100 metri più avanti direttamente sul dorso di uno dei cavallini dell’omonima giostra. Il padre si immerge subito in un fantastico film western e grida: “raggiungilo, prendilo al lazo, fagli vedere chi sei” ma il piccolo si diverte da morire e non gli interessa niente di far vedere chi è.

Niente coda neanche stavolta, ma c’è ancora la giostra dei dischi volanti e si prospetta adesso la guerra dei mondi. L’immaginazione di papi è sconfinata: i venusiani e i marziani si preparano ad attaccarci mentre i terrestri preparano l’alabarda spaziale. Il pupo, anche lui pieno di fantasia (non scordiamo che anche lui sarà un papà) viene giù euforico. E la coda?
Papi a questo punto ricorre a una decisione drastica: prende il figlioletto e sale con lui sul “Bruco mela” una giostra con vagoncini che corrono su rotaie con lievi discese. Dopo un po’ ecco l’imbroglio: si alza in piedi di colpo e afferra trionfalmente la coda mentre il giostraio, altrettanto trionfalmente gliela strappa perché è destinata ai bimbi di 5 anni e lui ne ha 45. Il bimbo è deluso e vuole che il suo papy vada al tiro a segno per vincere un peluche. Sua padre, campione olimpionico in questa specialità accetta entusiasta e in men che non si dica centra il bersaglio e vince un pupazzo di panda alto 1 metro e novanta, 120 di circonferenza.

Padre e figlio, felici, lo prendono per mano e proseguono il giro finché incontrano una giostra che si chiama”La casa dei fantasmi”. Per la prima volta il padre è in difficoltà e abbandona la spavalderia. La verità è che ha paura e non vuole darlo a vedere ma poi, messo alle strette, si arrende alle insistenze del piccolo ed entra con lui. Subito vengono investiti da ragnatele pendule,
lugubri stridìi di catene, strazianti miagolìi di gatti neri pestati sulla coda, gigantografie della strega di Biancaneve, ragli d’asino. Finalmente il percorso finisce e i due escono, il bimbo è allegro e contento mentre il babbo è allucinato, con i capelli (pochi) ritti sulla testa e la pupilla fissa verso un punto lontano.

Girano ancora a vuoto trascinando per terra il pupazzo/panda che comincia a lamentarsi del trattamento che gli rovina il peluche della pancia che striscia sulla ghiaia. E’ a quel punto che il bimbetto vede arrivare da lontano la mamma che, presa da qualche dubbio è andata a controllare. Il figlioletto sorride e le va incontro tenendo per mano papà e quando è vicino le dice: “mamma, te lo riporto sano e salvo ma è meglio se gli fai una doccia fredda”. I due se ne vanno abbracciati mentre il babbo si dirige verso la bicicletta e dopo 37 minuti e
15 secondi esatti riesce a liberarla dalle catene che nel frattempo si sono arrugginite; carica in groppa il panda che si stringe forte a lui, e se ne va a casa, solo nella notte per le strade ormai deserte. E pensare che a Milano, dove vive, di lavoro fa il capo ufficio, stimatissimo dai suoi sottoposti che lo prendono ad esempio per la sua serietà.

Ma a noi è più simpatico Papy.
 

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